Perché e quando è necessario rimuovere l’amianto

La pericolosità dell’amianto per la salute deriva dalla sua struttura fibrosa: le fibre, se rilasciate nell’aria possono essere inalate. Se ciò avviene in elevatissime quantità esse possono provocare, come dimostrato ampiamente da vari studi, gravi patologie a carico dell’apparato respiratorio.

Ciò che permette di valutare la potenziale pericolosità di un materiale in amianto è il livello di friabilità (più è compatto, minore è il rischio di dispersione di fibre in ambiente) e il suo stato di conservazione.

Quest’ultimo è chiaramente correlato all’usura dovuta al trascorrere del tempo, agli eventi atmosferici, al danno causato da eventuali interventi di manutenzione che non debbono mai essere eseguiti se non da personale qualificato di ditte autorizzate.

Il Piano amianto della Regione Emilia Romagna (approvato nel Dicembre 2017), tra le azioni previste, ha incluso il miglioramento dei processi di acquisizione delle informazioni sulla diffusione di amianto nelle condotte degli acquedotti e il consolidamento della capacità d’analisi dei laboratori.

Nel documento viene evidenziata inoltre la necessità di favorire sistemi più veloci per la rimozione e lo smaltimento di piccole quantità di amianto in matrice compatta da parte dei privati cittadini.

La Regione ha anche realizzato la mappatura dei luoghi con amianto.

Al 31 dicembre 2016 erano 1198 siti (pubblici o di pubblico accesso), dove l’amianto (anche non friabile) è stato totalmente rimosso in oltre il 70% dei casi; i rimanenti sotto controllo e messi in sicurezza.

È fondamentale procedere a tali verifiche e poi a lavori di rimozione delle coperture, sostituendole con materiali diversi in funzione delle necessità (esempio tegole, lamiere zincate grecate o pannelli sandwich con uno strato interno isolante).

Non è banale anche lo smaltimento, che deve avvenire presso discariche autorizzate e certificate.

Il Parlamento Europeo si è già espresso dichiarando fallimentare il sistema dell’amianto sotterrato in discarica perché ugualmente pericoloso capace di inquinare le matrici di acqua e terra.

Interessante un’inchiesta condotta su “Il Corriere della Sera” da Milena Gabanelli.